Come la penso

 

Don Milani diceva: “A cosa sarà servito avere le mani pulite se le abbiamo tenute in tasca?” L’invito non era a sporcarsele nel senso di corromperle, l’invito era a fare, a cercare di realizzare cose che possono anche essere difficili, ma utili per tutti. Non possiamo più chiudere gli occhi di fronte alle situazioni pesanti di disagio, di dilagante disoccupazione, di sopruso, di ingiustizia, di affossamento dei valori, di abbassamento della qualità della vita. A questo punto della storia di questa città noi non possiamo semplicemente fare altro, noi dobbiamo andare oltre; non dobbiamo più fare delle cose, ma fare delle scelte; perché non occorrono più solo belle anime, ma anche e soprattutto forti coscienze: questo è il compito al quale ciascuno di noi è stato chiamato, perché è nei cantieri della storia di questa città che dobbiamo entrare per provare a liberare la voglia di futuro che si sente nell’aria. Abbiamo deciso di uscire dai nostri rispettivi fortilizi per cominciare a disegnare spazi comuni, che siano per ciascuno di noi feritoie di speranza, che ci liberino dall’asfissia da futuro, senza rinnegare noi stessi.

Abbiamo studiato carte stradali convergenti e individuato linee programmatiche che possano avere il respiro di progetti organici e globali; abbiamo condiviso una linea politica che tenga sempre ben presente gli ultimi, che vigili affinché si depotenzino i processi di crescente disuguaglianza tra i cittadini, tra i gruppi e le categorie sociali, che non favorisca sempre chi è in grado di organizzare meglio la domanda, trasformando l’istituzione in commessa degli interessi dei più forti:

  1. Costruiamo gli asili
  2. Mettiamo in sicurezza le scuole
  3. Valorizziamo le locali risorse naturali
  4. Favoriamo gli insediamenti produttivi
  5. Promuoviamo politiche a sostegno del lavoro e dell’occupazione
  6. Disegniamo scientificamente la mappa cittadina del disagio
  7. Diamo vita a centri di animazione sociale dei quartieri
  8. Pensiamo al servizio domiciliare per gli anziani
  9. Istituiamo strutture per l’accoglienza dei minori in difficoltà
  10. Allestiamo programmi speciali per la riabilitazione e l’inserimento dei portatori di handicap
  11. Potenziamo i servizi sociali, perché raggiungano in modo organico, dignitoso e tempestivo coloro che vivono ad alto rischio di emarginazione
  12. Misuriamoci quotidianamente con i bisogni degli ultimi, con le povertà, disdegnando di gestire i bisogni con atti occasionali, ma dando vita ad atti di intervento complessivi.

Sfide aperte ci attendono, sfide che chiedono risposte nuove, che passano tutte dall’ineludibile necessità di una nuova e consapevole assunzione di responsabilità da parte di ciascuno. Non basta più dire “non vogliamo essere così”, noi abbiamo raccolto la sfida di dimostrare di essere qualcos’altro. I valori che ci tengono insieme non possono e non devono essere sepolti dall’urgenza di identificare quello che non vogliamo e ciò che non siamo. Ora è venuto il tempo di dire anche quello che siamo e quello che vogliamo; ora è il momento di organizzare la speranza, esprimendo sdegno per le cose che non ci piacciono e avendo il coraggio di modificarle; ora è il momento di diventare ministri dei bisogni e delle istanze della gente, di organizzarne la speranza.
Vincere il futuro dipende non solo da quello che Orta Nova potrà fare per ciascuno di noi, ma anche e soprattutto da quello che ogni uomo e ogni donna di questa città riuscirà a fare per Orta Nova.

Share to Facebook
Share to Google Buzz
Share to Google Plus